RECESSO E CAMBIO OPERATORE: ECCO LE NUOVE REGOLE IN VIGORE DAL 2019.

A partire da Gennaio 2019 verranno apportate delle novità nel campo delle telecomunicazioni e l’Adoc se ne fa portavoce informando gli utenti.

Più precisamente, con la delibera 487/18/CONS del 16/10/2018, l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha posto delle garanzie a tutela degli utenti che decidono di recedere o cambiare operatore prima della scadenza del contratto.

Nello specifico, le linee guida riportate nella delibera, si applicano ai rapporti tra operatori e persone fisiche o giuridiche che sottoscrivono o intendono sottoscrivere un contratto per la fornitura di servizi di telefonia, televisivi e di comunicazione elettronica.

La facoltà di recesso dai contratti per adesione o di trasferimento dell’utenza presso un altro operatore può essere esercitata in ogni momento, poiché è libera da vincoli temporali (articolo 1 comma 4 del c.d. Decreto Bersani (Decreto n. 7/2007 convertito con modificazioni dalla Legge n. 40/2007). L’utente deve poter recedere dal contratto o richiedere il trasferimento ad altra società di telecomunicazioni con un preavviso non superiore a 30 giorni.

L’utente, oltretutto, deve essere messo a conoscenza del tempo necessario affinché siano compiuti tutti gli adempimenti obbligatori volti alla lavorazione della propria richiesta; la durata massima è sempre di 30 giorni, coincidente con il termine previsto per il preavviso.

Per quanto riguarda le spese di recesso anticipato, devono essere “commisurate al valore del contratto e ai costi realmente sopportati dall’azienda, ovvero ai costi sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio” (comma 3, articolo 1 del Decreto n. 7/2007 convertito con modificazioni dalla Legge n. 40/2007).

Ad ogni buon conto, al fine di poter correttamente quantificare le suddette spese, l’AGCOM definisce il “valore del contratto” come il prezzo implicito che risulta dalla media dei canoni finora pagati dall’utente. Ovviamente il prezzo dipende dalla proposta inizialmente formulata e sottoscritta, infatti la tecnologia utilizzata, i servizi offerti, le promozioni e la durata incidono su tali costi.

A tal proposito si sottolinea che le spese di recesso comprendono diverse categorie di costi, non solo i costi effettivamente sostenuti dall’operatore per cessare o trasferire l’utenza, ma anche la restituzione degli sconti usufruiti e il pagamento di rate residue per offerte legate al servizio principale.

Specificatamente, se si ha usufruito di sconti, questi costi andranno a sommarsi alle altre spese di recesso, tuttavia dovranno essere ugualmente equi e proporzionati al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta, quindi non addebitabili nella loro totalità.

Per ciò che concerne invece un’eventuale dilazione del pagamento di alcuni importi relativi all’acquisto di prodotti o servizi offerti unitamente al servizio principale, gli operatori dovranno dare l’opportunità di scelta ai propri clienti, i quali decideranno se continuare a pagare a rate oppure estinguere il tutto in un’unica soluzione.

In ogni caso a seguito di un eventuale recesso contrattuale per qualsiasi causa, il cliente avrà diritto al riconoscimento, qualora ci fosse, del credito residuo. I commi 1 e 3 dell’articolo 1 del Decreto Bersani sanciscono infatti il diritto dell’utenza al riconoscimento del credito residuo e anche della sua trasferibilità - nel caso in cui fosse richiesta la portabilità del numero - in quanto può essere definito come importo prepagato non ancora utilizzato, ricaricato in modo autonomo dall’utente.

Con le nuove disposizioni per le spese relative al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore, l’AGCOM obbliga inoltre gli operatori ad una chiara e sintetica “trasparenza tariffaria” (nelle modalità previste dall’art. 4 delibera n. 252/16/CONS), affinché rendano note le spese relative al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore già in fase della pubblicizzazione dell’offerta e, successivamente, anche in fase di sottoscrizione del contratto.

Nello specifico l’Adoc ricorda a tutti i consumatori che i dettagli relativi ai costi del recesso dovranno essere comunicati in fase di sottoscrizione dell’offerta sia verbalmente, sia tramite idonea informativa scritta da allegare al contratto.

Da ultimo alcuni memorandum:

-  l’operatore non può imporre all’utente che recede dal contratto il costo di un servizio o di un prodotto se non è stato previsto in fase di sottoscrizione, poiché resta valido il divieto che non consente agli operatori “d’inserire fra i costi richiesti per la disattivazione anche costi che sono ad essa estranei o non pertinenti come quelli sostenuti per l’attivazione del servizio, anche se non addebitabili all’utente nel corso del rapporto” (sentenza n. 4773/2015 del Consiglio di Stato);

-  è bene ricordare che la durata di “contratti conclusi tra consumatori e imprese che forniscono servizi di comunicazione elettronica non devono imporre un primo periodo di impegno iniziale superiore a 24 mesi” (art. 80 comma 4 quater del Codice, in linea con l’art. 1 comma 3 ter del decreto Bersani), di conseguenza anche la durata delle rateizzazioni non può eccedere tale termine al fine di non vincolare il cliente oltre il termine di legge;

-  i contratti, dal 2014, sono validi solo se firmati dal titolare oppure sono validi se si accede consapevolmente ad un link accettando le condizioni ivi riportate in maniera esplicita. 

Gli uffici dell’Adoc di Basilicata sono a disposizione degli utenti nelle sedi di Potenza in via R. Danzi n. 2 e via Napoli n. 3, di Matera in via Annunziatella n. 34, di Sant’Arcangelo in Piazza de Gasperi n. 10, di Marsicovetere in via P. Festa Campanile n. 3 e di Lauria in via XXV Aprile.


Si comunica che dal giorno 13.11.2018, l'ADOC osserverà i seguenti orari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


INIZIATIVA TUTELA PER I SOTTOSCRITTORI DEL FONDO EUROPA IMMOBILIARE N.1

Poste Italiane ha attivato un’iniziativa per ristorare le perdite subite rispetto alle somme investite dai clienti che hanno sottoscritto quote del Fondo  Europa Immobiliare N.1.

A partire dal 2003, migliaia di clienti di Poste Italiane hanno acquistato depositi del fondo immobiliare IRS. I risparmiatori di Poste Italiane hanno investito 2.500 euro su ogni quota ma, dopo il fallimento del fondo IRS si sono visti riconoscere solo 390 euro con una perdita di circa l’85 % del denaro investito!

Come avere allora il rimborso di tutti quei clienti Poste Italiane che hanno assistito inermi alla scadenza del fondo con un forte passivo?

Nello specifico il Fondo Europa Immobiliare N.1. è stato gestito da Vegagest SGR SpA: una società di gestione del risparmio, soggetto terzo rispetto al Gruppo Poste Italiane, che ha curato sotto la propria piena ed esclusiva responsabilità le attività di acquisto degli immobili, di valorizzazione delle quote, nonché di gestione degli stessi (es. locazione, manutenzione, riqualificazione).

A partire dal 21 Dicembre 2017, la SGR ha attuato un processo per ottimizzare la valorizzazione e la liquidazione degli immobili, comunicando di aver perfezionato la vendita degli immobili ancora detenuti dal Fondo Immobiliare e contestualmente di aver dato avvio alla liquidazione. Ha provveduto, inoltre, alla cancellazione della quotazione del Fondo sul mercato regolamentato “MIV” gestito da Borsa Italiana.

Dal 14 Giugno 2018 la SGR ha pianificato la distribuzione di un Rimborso Parziale nella misura del 50% del Valore Finale di Liquidazione, pari pertanto a € 204,691 pro quota.

Al fine di permettere ai Clienti di aderire all’Iniziativa, Poste Italiane ha presentato una proposta di accordo la quale riguarderà esclusivamente i clienti delle Poste che hanno sottoscritto quote del Fondo nella fase di collocamento iniziale nel 2004 e le hanno mantenute continuativamente in tutto o in parte, sino alla data del 31 dicembre 2017 presso Poste Italiane. Sono inclusi coloro i quali hanno ereditato le quote, a patto che le abbiano tenute presso le Poste”.

Ecco come si articolerà l’iniziativa:

-          Ai clienti che al 31 dicembre 2017 avevano un’età pari o superiore a 80 anni, per ogni quota posseduta verrà liquidato in contanti, sul conto corrente o libretto di regolamento collegato al deposito titoli, l’importo di 877,31 euro. Ai clienti che al 31 dicembre 2017 avevano un’età inferiore a 80 anni viene concessa la facoltà di ottenere la medesima cifra di 877,31 euro per ogni quota ma dopo cinque anni, alla scadenza di una specifica polizza di Ramo I di Poste Vita da sottoscrivere versando l’importo erogato dal Fondo il 20 giugno. Le Poste aggiungeranno la differenza che consentirà alla scadenza di ottenere, per ciascuna quota del Fondo, almeno 877,31 euro oltre i 204,691 euro versati dal cliente, ed anche gli eventuali guadagni extra della polizza.

Per gli aderenti al fondo di età inferiore agli 80 anni che avessero la necessità di ottenere la liquidità immediata, è prevista una procedura di conciliazione attuabile presso l’ADOC Basilicata.

Maggiori informazioni sulla procedura possono essere acquisite presso la sede Adoc a voi più vicina: Potenza in Via Stigliani, 2 ( 0971/46393 – 330/798081) o in Via Napoli, 3 (330/798081) e a Matera via Annunziatella, 34 (0835/336531).


 

Bonus Luce, Gas e Acqua 2018: cos’è, come funziona e quali sono i requisiti per richiederlo?

Il bonus luce, gas e acqua 2018 è un’agevolazione, della durata di 12 mesi, che riconosce uno sconto sulla bolletta per la fornitura dell’energia elettrica, del gas naturale e dell’acqua, mirata ad aiutare le famiglie disagiate.

Ogni anno ARERA (Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico) entro il 31 Dicembre aggiorna e comunica gli sconti annuali che spettano alle famiglie.

In previsione di questa prossima scadenza l’Adoc ricorda agli utenti quali sono i requisiti per accedervi e come fare richiesta del bonus luce e gas.

Per usufruire dell’agevolazione sulla fornitura dell’energia elettrica è fondamentale, innanzitutto, essere in possesso di un reddito ISEE basso, il quale non deve superare € 8.107,50. Per le famiglie con più di 3 figli a carico, riconosciuta quindi come “famiglia numerosa” dalla normativa sul bonus, il limite del reddito ISEE sale fino a € 20.000,00.

Tuttavia non basta avere solo un reddito basso per avere diritto al bonus luce. Tale agevolazione, infatti, è disponibile solo per i clienti domestici (imprese, professionisti, ditte individuali o società non possono avvalersene) che hanno installato, nella propria abitazione di residenza, un contatore elettrico fino ai 3 kw per le famiglie con massimo 4 persone e a 4,5 kw per quelle con un numero maggiore di residenti.

Esiste anche un bonus luce per disagio fisico, cumulabile con il bonus luce per reddito basso: tutti i clienti domestici che in casa hanno una persona costretta all’utilizzo di apparecchiature elettromedicali per la sopravvivenza della persona, avranno diritto a trarne beneficio. In tal caso sarà basilare farsi rilasciare dalla ASL un certificato sanitario che attesti l’indispensabilità di utilizzare tali apparecchiature, il tipo e l’indirizzo presso il quale è installata, oltre alla data di installazione e di inizio all’uso da parte del paziente.

Per quanto riguarda il bonus gas, come per quello luce, sarà disponibile per tutti i clienti domestici che hanno intestata una fornitura di gas naturale nella casa di residenza, dunque non avrà valenza per coloro che sono forniti da gas in bombola o a GPL. Requisito principale sarà sempre l’ISEE pari o inferiore a € 8.107,50 (con limite di € 20.000,00 per le famiglie con più di 3 figli a carico) e il contatore del gas non superiore a G6.

Coloro rientrino nei suddetti requisiti potranno recarsi presso il CAF e compilare l’apposito modulo per presentare la “domanda bonus sociale”. Dopodiché sarà stesso il CAF ad inviare tutta la documentazione al Comune, il quale - avvalendosi del Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe Energetiche (SGAte) - gestirà la richiesta o il rinnovo della domanda, fornendo al cittadino beneficiario informazioni riguardanti la data d’inizio, la scadenza, l’importo spettante e i termini per rinnovare il bonus.

Si ricorda che per presentare una nuova “domanda bonus speciale”, sarà necessario ottenere la Dichiarazione Unica Sostitutiva (DSU) dell’anno in corso completa del valore ISEE. Il rilascio di tale documento avviene solitamente in circa 10 giorni lavorativi e può essere richiesto all’INPS; pertanto, se il bonus sociale è prossimo alla scadenza, si consiglia di tenere in considerazione i suddetti tempi di rilascio. In ogni caso un eventuale ritardo non farà decadere il beneficio, ma ne sposterà solamente la data di attivazione.

Oltre al bonus per la luce e per il gas, dal 1° Luglio 2018 è stato introdotto il bonus sociale idrico, finalizzato alla riduzione della spesa per la fornitura di acqua per le famiglie che versano in condizioni di disagio economico e sociale. Questo “aiuto” consente infatti di non pagare un quantitativo minimo di acqua: si parla di 50 litri di acqua al giorno per persona, quindi circa 18,25 mc di acqua all’anno.

Come per il bonus luce e gas, anche in questo caso ci sono dei requisiti necessari per potervi accedere. Infatti possono ottenere tale agevolazione solo gli utenti diretti e indiretti - dove per indiretto si intende l’utente che utilizza presso l’abitazione di residenza la fornitura di acqua intestata ad un’utenza condominiale - che usufruiscono del servizio di acquedotto come uso domestico residente e che possiedono un nucleo familiare con un ISEE non superiore a € 8.107,50 (nel caso di nuclei familiari con almeno 4 figli a carico tale importo sale a € 20.000,00).

La domanda per il bonus sociale idrico va presentata presso il proprio Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (CAF, Comunità Montane), unitamente a:

- una copia del documento di identità;

- un’eventuale delega (nel caso fosse necessario delegare una terza persona per presentare la domanda);

- un’attestazione ISEE in corso di validità;

- un’attestazione che contenga i dati di tutti i componenti del nucleo ISEE (nome, cognome, codice fiscale);

- un’attestazione per il riconoscimento di famiglia numerosa se si hanno almeno 4 figli a carico.

Dal momento della presentazione della domanda al momento dell’assegnazione possono passare diversi mesi.

Una volta ottenuto il bonus gli utenti diretti vedranno l’erogazione avvenire direttamente in bolletta, mentre per quanto riguarda gli utenti indiretti il gestore provvederà ad erogare il bonus in un’unica soluzione con un metodo di pagamento tracciabile.

Nel caso in cui si presentasse l’impellenza di dover cambiare l’indirizzo di residenza o di cessare il contratto intestato all’utente agevolato, il gestore corrisponderà la quota del restante periodo del bonus nella fattura di chiusura. In questo caso, si precisa che nessun componente del nucleo familiare potrà presentare una nuova domanda prima del termine dell’originario periodo di agevolazione.

Circa un mese prima della scadenza del bonus idrico, si consiglia di presentare una nuova domanda allegando l’attestazione ISEE per il nuovo periodo, cosicché possa esserci la continuità dell’erogazione. Eventuali variazioni del nucleo familiare, che avvengono durante il periodo di agevolazione, potranno essere comunicate al momento del rinnovo oppure durante i 12 mesi del bonus; in tal caso sarà indispensabile fornire al gestore un’autocertificazione nella quale si garantisce di rimanere entro i limiti imposti per l’ISEE.

Esiste anche un bonus integrativo, cioè un bonus acqua con valore maggiore rispetto a quanto previsto a livello nazionale, che può essere riconosciuto dall’Ente di governo dell’Ambito (EGA) competente del proprio territorio: i requisiti di ammissione e la quantificazione del bonus integrativo, infatti, sono decisi a livello locale.

È bene sapere che il fatto di beneficiare già del bonus luce e gas non esclude quello di poter richiedere il bonus acqua e, oltretutto, esiste addirittura la possibilità di allineare le diverse scadenze.

Maggiori informazioni possono essere richieste presso l’Adoc di Basilicata nelle sedi di Potenza in Via Stigliani 2 (c/o Centro sociale) e Via Napoli 3, di Matera in Via Annunziatella 34, di Sant’Arcangelo in Piazza de Gasperi 10, di Marsicovetere in Via P. Festa Campanile 3.


 

INIZIATIVA DI TUTELA PER I SOTTOSCRITTORI DEL FONDO EUROPA IMMOBILIARE N.1

Poste Italiane ha attivato un’iniziativa per ristorare le perdite subite rispetto alle somme investite dai clienti che hanno sottoscritto quote del Fondo  Europa Immobiliare N.1.

A partire dal 2003, migliaia di clienti di Poste Italiane hanno acquistato depositi del fondo immobiliare IRS. I risparmiatori di Poste Italiane hanno investito 2.500 euro su ogni quota ma, dopo il fallimento del fondo IRS si sono visti riconoscere solo 390 euro con una perdita di circa l’85 % del denaro investito!

Come avere allora il rimborso di tutti quei clienti Poste Italiane che hanno assistito inermi alla scadenza del fondo con un forte passivo?

Nello specifico il Fondo Europa Immobiliare N.1. è stato gestito da Vegagest SGR SpA: una società di gestione del risparmio, soggetto terzo rispetto al Gruppo Poste Italiane, che ha curato sotto la propria piena ed esclusiva responsabilità le attività di acquisto degli immobili, di valorizzazione delle quote, nonché di gestione degli stessi (es. locazione, manutenzione, riqualificazione).

A partire dal 21 Dicembre 2017, la SGR ha attuato un processo per ottimizzare la valorizzazione e la liquidazione degli immobili, comunicando di aver perfezionato la vendita degli immobili ancora detenuti dal Fondo Immobiliare e contestualmente di aver dato avvio alla liquidazione. Ha provveduto, inoltre, alla cancellazione della quotazione del Fondo sul mercato regolamentato “MIV” gestito da Borsa Italiana.

Dal 14 Giugno 2018 la SGR ha pianificato la distribuzione di un Rimborso Parziale nella misura del 50% del Valore Finale di Liquidazione, pari pertanto a € 204,691 pro quota.

Al fine di permettere ai Clienti di aderire all’Iniziativa, Poste Italiane ha presentato una proposta di accordo la quale riguarderà esclusivamente i clienti delle Poste che hanno sottoscritto quote del Fondo nella fase di collocamento iniziale nel 2004 e le hanno mantenute continuativamente in tutto o in parte, sino alla data del 31 dicembre 2017 presso Poste Italiane. Sono inclusi coloro i quali hanno ereditato le quote, a patto che le abbiano tenute presso le Poste”.

Ecco come si articolerà l’iniziativa:

-          Ai clienti che al 31 dicembre 2017 avevano un’età pari o superiore a 80 anni, per ogni quota posseduta verrà liquidato in contanti, sul conto corrente o libretto di regolamento collegato al deposito titoli, l’importo di 877,31 euro. Ai clienti che al 31 dicembre 2017 avevano un’età inferiore a 80 anni viene concessa la facoltà di ottenere la medesima cifra di 877,31 euro per ogni quota ma dopo cinque anni, alla scadenza di una specifica polizza di Ramo I di Poste Vita da sottoscrivere versando l’importo erogato dal Fondo il 20 giugno. Le Poste aggiungeranno la differenza che consentirà alla scadenza di ottenere, per ciascuna quota del Fondo, almeno 877,31 euro oltre i 204,691 euro versati dal cliente, ed anche gli eventuali guadagni extra della polizza.

Per gli aderenti al fondo di età inferiore agli 80 anni che avessero la necessità di ottenere la liquidità immediata, è prevista una procedura di conciliazione attuabile presso l’ADOC Basilicata.

Maggiori informazioni sulla procedura possono essere acquisite presso la sede Adoc a voi più vicina: Potenza in Via Stigliani, 2 ( 0971/46393 – 330/798081) e Via Napoli, 3 (330/798081), a Matera via Annunziatella, 34 (0835/336531).