I GRUPPI D’ACQUISTO. CONSIGLI PER COMINCIARE Dal punto di vista giuridico

(segue)   La Legge n° 244 del 2007 (Legge Finanziaria per il 2008), ai commi 266 e 267 del suo articolo 1°, ha disciplinato il fenomeno dei Gruppi di Acquisto Solidale, definendoli quali soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni, ma non di servizi, e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico sul prezzo di acquisto della merce, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di qualsiasi attività di somministrazione e di vendita, cioè di commercio all’ingrosso o al dettaglio, sempre di beni (comma 266). I Gruppi d'acquisto, quindi, si inquadrano a livello fiscale e civile nella disciplina generale degli enti senza scopo di lucro e, fiscalmente, degli enti non commerciali definiti dal TUIR (Decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, numero 917). Tra i gruppi d'acquisto la forma giuridica che più risulta seguita e che meglio si adatta alle loro finalità e modalità di svolgimento dell'attività, è quella dell'associazione non riconosciuta. Le associazioni riconosciute sono quelle che, dopo la costituzione, hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento e quindi la personalità giuridica; questo significa autonomia patrimoniale tra ente e propri associati. Le associazioni non riconosciute, perfettamente esistenti e conformi alla legge, che rappresentano la maggioranza degli organismi non lucrativi, non hanno provveduto a richiedere il riconoscimento ed operano, quindi, come soggetti di diritto imperfetti. È l'accordo degli associati che fa nascere e durare il soggetto. La legge indica comunque alcuni elementi che devono necessariamente essere presenti nello statuto di un'associazione non riconosciuta:

• lo scopo

• le modalità e condizioni di ammissione dei soci

• le regole sull'ordinamento interno e sull'amministrazione

L'associazione non riconosciuta è regolata dal codice civile. In primo luogo gli accordi fra gli aderenti e il patto interno hanno piena e completa efficacia e l'articolo 36 del codice civile rimanda a questi stessi accordi per quanto riguarda tutto l'ordinamento interno e l'amministrazione dell'ente. Inoltre, si dà atto che l'associazione possa avere un fondo comune, articolo 37 del codice civile, riconoscendo quindi un certo grado di autonomia, certamente imperfetta, all'ente stesso. Per costituirsi associazione regolata dagli articoli 36 e seguenti del codice civile è necessario redigere uno statuto ed un atto costitutivo che, eventualmente, possono essere depositati presso l'Ufficio del Registro dell'Agenzia dell'Entrate per ottenere la data certa. In questo caso l'attività del gruppo d'acquisto deve rientrare tra le attività previste nello statuto dell'associazione ed essere coerente con i suoi scopi. L'associazione richiedere l'attribuzione del codice fiscale all'Agenzia delle Entrate territorialmente competente in base alla sede dell'associazione. Il codice fiscale permette di fare acquisti dai produttori e anche dai distributori ricevendo le fatture intestate al gruppo.

Tutta la contabilità e le ricevute devono essere conservate in un registro, che non ha valore fiscale, ma può essere utilizzato in caso di controlli. Il registro deve rimanere nella sede legale dell'associazione.

Dal punto di vista fiscale in base alla normativa approvata dal Parlamento italiano il 5 novembre 2007, gli aspetti fiscali dei GAS sono stati regolati in modo inequivocabile: l'attività di acquisto e distribuzione agli aderenti svolta dai GAS costituisce attività "non commerciale".

Le indicazioni per gli acquisti collettivi sono le seguenti:

• non si deve trattare di compravendita, bensì di acquisto collettivo; questo significa che la quota pagata da ciascun aderente corrisponde direttamente alla sua quota prodotto (comprensivo delle spese accessorie, trasporto, ecc. effettivamente sostenute dal gruppo), senza nessun margine o ricarico

• l'attività di raccolta ordini, ritiro e distribuzione prodotti, viene svolta a livello volontario (mediante lo strumento della "rotazione" all'interno del gruppo) o comunque con un rimborso spese non correlato economicamente all'attività di distribuzione stessa

• è necessario che la merce sia accompagnata da fattura(intestata ad un singolo del gruppo o al gestore del gruppo) oppure da scontrino fiscale

• nel caso di vendita "diretta" presso l'azienda di un coltivatore diretto (che rientri nei limiti di reddito fissati alle vigenti normative fiscali per l'agricoltura) è previsto un regime fiscale che prevede per il produttore l'esonero dall'obbligo di emettere scontrino e/o altro documento fiscale; in questi casi è tuttavia caldamente consigliato, per accompagnare il trasporto e per l'esibizione in caso di controllo, farsi rilasciare almeno una ricevuta (o un DDT, documento di trasporto) descrittiva dei prodotti acquistati ed evidenziante i dati significativi dell'azienda (utilizzo di carta intestata oppure in carta semplice con apposizione di timbro aziendale o documento di trasporto completato in

ogni sua parte)

• in caso di controllo, si potrà così esibire fattura/scontrino/ ricevuta (intestata al gruppo stesso o alla persona fisica che effettua l'acquisto) spiegando che si sta acquistando in conto proprio e per conto del gruppo ("per acquisti ad uso esclusivamente privato familiare, senza scopo di lucro")

• nel caso i volumi d'acquisto fossero consistenti, si consiglia di far rientrare gli acquisti all'interno delle attività dell'associazione

 

Dal punto di vista sanitario

La gestione alimentare è, complessivamente, regolamentata da numerose norme che obbligano all'autocontrollo igienico sanitario (Reg. CE 852-853/04) ed al controllo della filiera mediante procedure di rintracciabilità alimentare (Reg. CE 178/02). Il Reg. CE 852/04 tuttavia non si applica:

• alla produzione primaria per uso domestico privato

• alla preparazione, alla manipolazione e alla conservazione domestica di alimenti destinati al consumo domestico privato

• alla fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari dal produttore al consumatore finale o a dettaglianti locali che forniscono direttamente al consumatore finale. Non essendo, quindi, quella del gruppo d'acquisto un'attività commerciale, rimane di fondamentale importanza l'osservanza di una buona prassi igienica durante la gestione alimentare al fine di garantire la salubrità dei prodotti ed evitare  fenomeni di tossinfezione alimentare nei consumatori.

Di conseguenza la gestione alimentare, soprattutto se per terzi, deve essere effettuata con coscienza e consapevolezza, tenendo ben presente i rischi ed operando per minimizzarli. La corretta gestione dei prodotti alimentari prevede l'adozione ed il rispetto di alcune buone pratiche al fine di garantire la sicurezza igienica e la salubrità dei prodotti a tutela dei consumatori finali:

• controllo dei prodotti all'arrivo: assume importanza fondamentale l'ispezione sensoriale delle merci in arrivo al fine di evitare l'ingresso di merci non idonee, avariate, rotte, potenzialmente contaminate con la conseguenza di contaminare i locali e i prodotti alimentari già presenti;

• corretta conservazione: ogni prodotto alimentare deve essere conservato correttamente, nel rispetto delle norme igieniche, al fine di garantirne la sicurezza e le migliori caratteristiche organolettiche;

• detersione e sanificazione degli ambienti ed attrezzature coinvolte nella conservazione alimentare: la sicurezza alimentare viene garantita anche da ambienti adeguati alla gestione alimentare, quindi periodicamente puliti ed igienizzati.

Share